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Claudio Ferrarini
Fuga in tre tempi sopra un tema d’aria
I. ESPOSIZIONE
(Il soggetto appare.)
Estate del 1954.
Parma è una pianura distesa come un pentagramma ancora vuoto. In una casa semplice nasce Claudio Ferrarini, ignaro di essere già inscritto in una partitura più grande.
A quaranta giorni di vita attraversa la frontiera verso Zurigo. I genitori emigrano; il bambino ascolta. Prima ancora di parlare, impara il suono della lontananza.
Poi il destino introduce la prima dissonanza: la poliomielite. La gamba sinistra si indebolisce. Il corpo vacilla. Ma il respiro si rafforza. Come in ogni fuga ben costruita, il tema si annuncia fragile — e proprio per questo necessario.
All’Opernhaus di Zurigo ascolta Wolfgang Amadeus Mozart. Il Flauto Magico lo attraversa come una rivelazione. Capisce che l’aria può diventare canto.
Ma è con Johann Sebastian Bach che il soggetto si stabilizza.
Bach non è emozione: è architettura.
Non è racconto: è fondamento.
Nelle fughe e nelle partite il giovane Claudio scopre l’ordine del mondo. Se Mozart è luce che danza, Bach è colonna che sostiene.
Il flauto entra nella sua vita non come strumento, ma come asse verticale.
Il tema è esposto.
II. SVILUPPO
(Il soggetto attraversa le tonalità.)
Rientrato a Parma negli anni del rock progressivo, il giovane Ferrarini attraversa territori sonori diversi: organetto, sax, radio private, palchi elettrici. Sale persino accanto ai Le Orme, in un’Italia che vibra tra tradizione e ribellione.
All’esame di Conservatorio presenta la “Bourée” dei Jethro Tull — trasfigurazione moderna di Bach.
Il passato e il presente dialogano già come voci contrappuntistiche.
Studia con Gazzelloni, Nicolet, Schulz, Klemm, Stockhausen e Cage.
Da Cage apprende il valore del silenzio — pausa gravida di senso.
Da Gazzelloni il virtuosismo ardente.
Da Bach continua a imparare la disciplina invisibile.
A ventiquattro anni debutta al Teatro Regio di Parma.
Poi il tema si espande: Carnegie Hall, il Mozarteum, Berlino, Tokyo, Mosca. Ogni città è una modulazione, ogni palco una nuova tonalità.
Il suo virtuosismo non è ornamento, ma necessità strutturale.
Come in Bach, la complessità non esiste per stupire, ma per rivelare ordine.
Affronta Paganini, trasportando il violino nel flauto.
Sfida l’impossibile.
Ma sotto la vertigine tecnica pulsa sempre la logica bachiana: ogni salto ha un equilibrio, ogni ardimento un centro.
Fondando Arte Sonora Records, abbraccia la smaterializzazione digitale.
Il CD si dissolve, la musica resta.
Sul leggio appare il tablet: non rottura, ma evoluzione.
Bach scorre su schermo, ma vibra con lo stesso ardore settecentesco.
Nel frattempo insegna. Per quasi quarant’anni forma generazioni di flautisti.
Non trasmette solo tecnica: trasmette il senso della forma.
Come in una fuga, ogni allievo è una voce autonoma, ma parte di un disegno più grande.
Il soggetto si moltiplica.
III. RICAPITOLAZIONE
(Il tema ritorna, trasfigurato.)
Oggi Claudio Ferrarini non è soltanto un interprete.
È una sintesi.
Mozart gli ha donato il canto.
Bach gli ha dato la struttura.
Paganini la vertigine.
Cage il silenzio.
Il bambino fragile di Zurigo è divenuto costruttore di cattedrali d’aria.
Oltre 660 album, teatri di tutto il mondo, strumenti d’oro e platino tra le mani. Ma il vero metallo prezioso è il respiro che li attraversa.
Taoista, veganic, scrittore di romanzi storici, continua a interrogare il tempo.
Perché la musica non è soltanto suono: è testimonianza.
Come in ogni fuga perfetta, il tema finale non è identico al primo.
È più profondo.
Ha attraversato tonalità, conflitti, modulazioni.
E ritorna semplice.
Un uomo.
Un flauto.
Un respiro che sale verticale come una preghiera.
Bach sorriderebbe:
il soggetto è rimasto fedele.
Eppure è diventato infinito.
REVIEWS
Il suono e' formidabile e la tecnica e' notevole
AMERICAN RECORD GUIDE
Oltre a suonare con trasporto e scandito virtuosismo, aveva movenze di persona orante; trepidante fauno con voce sonante ci trasporta in una vera estasi al cuore e all'anima.
USA TODAY













