Claudio Ferrarini
Namaste


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Photo by Giampaolo Rico'

New Music Release

ARTE SONORA
Sempre più spesso si sente parlare di “musica liquida“.

Con questo termine, si intende un qualsiasi file musicale svincolato da un supporto di memorizzazione specifico, che può risiedere su hard disk, su CD dati, su server remoti, e così via.

La musica liquida va considerata come messaggio musicale informato digitale, smaterializzato dal supporto originale.



La nuova frontiera della musica

Spotify, Tidal, Google Play Musica, Deezer, Apple Music, Amazon Music, YouTube Music
e altre 35 applicazioni dedicate alla musica.
(Dati ascolto in Streams di Spotify Artists)




Claudio Ferrarini:

oltre 320.000 ascolti

Foto di copertina del grande artista fotografo

Luca Astolfoni Fossi

Dedicato al mio nipotino Alberto,
che possa vivere e crescere con Armonia.
Come questa musica di Satie
riflette pazientemente,
tenacemente e serenamente
ci raggiunge…

“Io suono quando cerco la pace nei miei pensieri;
e quando non posso più sopportare la solitudine del cuore
vivo attraverso le mie labbra,
dove il suono nasce per fermare il tempo.
Molti suoni uccidono il pensiero,
che è uccello leggero
chiuso in una gabbia di parole
dove può spiegare le ali,
e prendere il volo”…

cF

 

oltre 142.000 ascolti

Il mio nome è mare: e sono tonno, atollo spigola, megattera, danza di defini. Sono orche e seppie 
"e sappi non mi fermo mai" la tempesta è il mio urlo, la bonaccia la mia quiete.
Il mio nome è terra: e sono albero radice, zolla folla, sono case chiese, immondizia, sangue e ossa, mucche scorpioni, siepi, monti e valli. 
Volli girare, e giro ancora. "La pioggia è il mio canto, il sole il mio vanto".
Io sono il mare, il mio nome è terra. Siamo uniti come Apollo e Dafne, Giulietta e Romeo, Ulisse e Penelope.
Ogni tanto esondo, mi accoppio con la mia amata, la penetro, la bagno del mio fluido poi mi ritiro soddisfatto, e porto con me i corpi astratti, disfatti della mia consorte.
Quando a Zoagli c'è scirocco, mi diverto. Corro nella piazzetta sotto il ponte della ferrovia, mi specchio tra fiori e ginestre.
Se la mia amata trema mi arrabbio, m'incazzo di brutto. E divento tsunami, divento morte e distruzione, e sto male perché io amo gli umani, mi vengono a cercare. 
Li tengo sulle mie spalle: barche, navi, canoe. Dentro me, nel mio cuore: bagnanti, sottomarini. Mi vengono a visitare.
Quando uccidono balene capodogli mi offendono, li vorrei mangiare vivi, gli umani, con la mia furia. con la mia ondosa tristezza. 
Gli permetto di pescare per sfamarsi, "ma le grandi mie creature, no". 
E non capisco i miei figli spiaggiati, e le plastiche, e il petrolio.
Io sono terra e come il mio consorte non comprendo la guerra, la violenza, l'illecito sfruttarmi fino a scarnificarmi, fino ad arrivare alle mie ossa. 
"Sono sempre generoso, io sono il mare, il mio nome è terra e non chiedo altro che danzare, anche quando partorisco un figlio, una foglia, una paglia, una faglia.
Accarezzo la mia gemella terra, salgo e risalgo con le mie mani d’onda. E della mia amante terra, le gramigne sponde sorrido ogni giorno, malgrado tutto. La musica del mare termina sulla riva o nel cuore dell’uomo che ascolta...

(liberamente tratto da Italo...)

 

oltre 270.000 ascolti

Foto di copertina del grande artista fotografo

Luca Astolfoni Fossi

Nacque a Ferrara da Giuseppe Legnani e Rosa Bassi nel 1790 ma la sua famiglia si trasferì a Ravenna nel 1799, dove morì nel 1877.
Studiò violino violino e fu voce bianca nel coro della cappella del Duomo di Ferrara. Esecutore di capacità eccezionali, conobbe grandi successi in tutta Europa, specialmente a Vienna. Fu pure ottimo violinista e cantante. Esordì come tenore al teatro vecchio di Ravenna nel 1807 a soli 17 anni ma il vero successo arrivò il 2 luglio 1819, quando si esibì al ridotto della Scala di Milano come chitarrista. Con questo strumento fu concertista di successo in tutta Europa. Dal 1819 al 1823 risiedette a Vienna, dove Mauro Giuliani aveva per vari anni raccolto successi con la sua chitarra. La sua attività nella capitale austriaca fu caratterizzata da grandi plausi da parte della critica ma con entrate modeste. Nel 1825 si spostò a Genova. Per alcuni anni si dedicò all'attività didattica (della chitarra e del canto) e allo studio delle tecniche della liuteria. Intorno al 1832 riprese ad esibirsi, traversando con le sue tournée gran parte dell'Europa. A Vienna collaborò con alcuni liutai, partecipando all'introduzione di importanti innovazioni tecniche sulla chitarra ma senza costruire strumenti. Qui l'opera completa dei gran DUO... Nel 1835 si recò a Parigi per una serie di concerti, non andati a buon fine per una caduta: si fratturò un braccio e fu sostituito da Fernando Sor e Dionisio Aguado.

«Arrivato a Torino nel luglio 1836, Paganini si recò al Teatro Carignano per ascoltare il chitarrista Luigi Legnani che gli procurò "sommo piacere"... Con Legnani medita di tenere un concerto, ma sfortunatamente il progetto saltò per ignote ragioni.»

 

oltre 175,489 ascolti

Studiò violino violino e fu voce bianca nel coro della cappella del Duomo di Ferrara. Esecutore di capacità eccezionali, conobbe grandi successi in tutta Europa, specialmente a Vienna. Fu pure ottimo violinista e cantante.

Esordì come tenore al teatro vecchio di Ravenna nel 1807 a soli 17 anni ma il vero successo arrivò il 2 luglio 1819, quando si esibì al ridotto della Scala di Milano come chitarrista. Con questo strumento fu concertista di successo in tutta Europa. Dal 1819 al 1823 risiedette a Vienna, dove Mauro Giuliani aveva per vari anni raccolto successi con la sua chitarra. La sua attività nella capitale austriaca fu caratterizzata da grandi plausi da parte della critica ma con entrate modeste. Nel 1825 si spostò a Genova. Per alcuni anni si dedicò all'attività didattica (della chitarra e del canto) e allo studio delle tecniche della liuteria. Intorno al 1832 riprese ad esibirsi, traversando con le sue tournée gran parte dell'Europa. A Vienna collaborò con alcuni liutai, partecipando all'introduzione di importanti innovazioni tecniche sulla chitarra ma senza costruire strumenti. Nel 1835 si recò a Parigi per una serie di concerti, non andati a buon fine per una caduta: si fratturò un braccio e fu sostituito da Fernando Sor e Dionisio Aguado. Con orgoglio sono stato il peimo flautista al mondo ad incidere i 6 quartetti di Campagnoli e qui per la prima volta sul digitale.

 

 

oltre 180.000 ascolti

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Luca Astolfoni Fossi

Il violoncellista e compositore tedesco Franz Ignaz Danzi (Mannheim, 15 maggio 1763 - Karlsruhe, 13 aprile 1826) visse in un periodo particolarmente significativo per la storia della musica europea, durante il periodo di passaggio dal Classicismo al primo Romanticismo. Coetaneo di Beethoven, da giovane conobbe e ammirò Mozart e in seguito fu un acceso sostenitore della musica Carl Maria von Weber.

Terzo figlio di Innocenzo Danzi, violoncellista italiano membro della celebre orchestra di Mannheim, Franz Danzi prese le prime lezioni di violoncello, pianoforte e canto dal padre, riuscendo a soli 15 anni a entrare nella stessa orchestra di Mannheim, anche lui come violoncellista.

Quando nel 1778 la corte dell'Elettorato Palatino si spostò con la propria orchestra a Monaco, Franz rimase a Mannheim per entrare a far parte della nuova orchestra del Teatro Nazionale, che nasceva con l'intento di contrastare la moda dell'opera italiana. La ricerca di nuovi talenti per cercare di fondare un teatro tedesco coinvolse anche il giovane Danzi.

Nel 1780, a soli diciassette anni, a Mannheim iniziò la pubblicazione delle sue composizioni da camera per strumenti a fiato, che della produzione musicale di Danzi sono probabilmente le opere più riuscite per la capacità del compositore di valorizzare al massimo il timbro e le caratteristiche peculiari di ogni singolo strumento dell'ensemble. In questa raccola alcuni esempi della delicatezza della musica da camera di questo grande compositore tedesco.

 

oltre 200.000 ascolti in 7 giorni

Foto di copertina del grande artista fotografo

Luca Astolfoni Fossi

Nel 1775 iniziò a mostrare i primi sintomi di quella che nelle lettere (sue e di Mozart) viene chiamata "la malattia" il cui decorso, peggiorato da improvvidi interventi dei medici che Myslivecek aveva consultato, alla fine lo portò a una deformante paralisi facciale e alla perdita dell'olfatto, e fu molto probabilmente la causa della sua morte prematura. Fu questa la ragione dell'operazione che subì a Monaco, nel 1777. Il ventunenne Mozart lo visitò all'ospedale e ne scrisse al padre. La natura della malattia non è chiara. Molti commentatori ritengono si trattasse di sifilide. Secondo le lettere scritte da Mysliveček stesso (di cui pochissime sono state tramandate) la deformazione del volto era invece dovuta agli interventi medici su una ferita che aveva riportato nel ribaltamento del calesse su cui viaggiava, e che si era infettata. Questo album è la prima registrazione mondiale di questi stupendi trii.

«Lei è troppo sensibile al mio male, io la ringrazio del suo buon cuore. Se parte per Praga le farò una lettera per il Conte Pachta. Non si pigli tanto a cuore la mia disgrazia. Il principio fu d'una ribaltata di calesse, poi sono capitato nelle mani dei dottori ignoranti, pazienza. Sarà quel che Dio vorrà»

 

oltre 110.000 ascolti

Foto di copertina del grande artista fotografo

Luca Astolfoni Fossi

Nel suo viaggio il Quantz acquistò la conoscenza della costruzione degli strumenti, a cui si dedicò, e fu indotto a perfezionare il suo strumento con l'aggiunta di una seconda chiave. Nel 1728 spinse il principe ereditario di Prussia, poi Federico II, ad apprendere il flauto; questi lo chiamò poi nel 1741 come musicista da camera e compositore aulico a Berlino, ove il Quantz godette di grande favore, facendo parte del circolo intimo del re. Delle opere del Quantz sono stampate solo 6 sonate a solo per flauto e basso e 6 duetti per flauto; ma egli scrisse per il solo Federico II circa 500 opere per flauto tra concerti, solo, trio, quartetti. Particolare importanza ha il suo scritto Versuch einer Anweisung die Flöte traversière zu spielen (1752) tradotto anche in francese, olandese, inglese. Interessante anche il suo scritto di estetica: Anweisungwie ein Musikus und eine Musik zu beurteilen sei.

 

oltre 95.000 ascolti in 7 giorni

Foto di copertina del grande artista fotografo

Luca Astolfoni Fossi

Robert Valentine nacque nel 1671, figlio di Thomas Follentine, “Town musician” a Leicester.
Lasciò la sua città natale alla fine del XVII secolo e fece carriera in tutta Europa come musicista itinerante, prima di stabilirsi nella Città Eterna come “Roberto Valentini Inglese”. Lì si è affermato come flautista, oboista e compositore di musiche straordinarie per bellezza e ricchezza armonica. Evidentemente ha guadagnato fama nella cultura musicale competitiva di Roma, ha suonato nella prima esecuzione de La Risurrezione di Handel con Corelli, e apparentemente non è mai tornato a Leicester. Questa nuova registrazione presenta la prima edizione a stampa di sonate per mandolino e basso continuo pubblicate nella prima metà del XVIII secolo, con i compositori italiani Roberto Valentini e Pietro Boni. La sua enorme produzione consiste principalmente nella musica da camera per flauto. Putroppo poco conosciuto dal grande pubblico perchè non considerato dagli stessi flautisti che prediligono autori esteri, io invece ho una opinione contraria...e già.

 

Dario Castello era figlio di Giovanni Battista Castello, che nel 1626 ottenne un posto di " piffaro " presso il Doge. Visse a Venezia, dove fu anche sacerdote. Dal 1624 fu violinista nella Cappella di San Marco a Venezia. Solo le prime pagine delle opere a stampa forniscono informazioni. Qui è chiamato dal 1627 come " Capo di Compagnia de Musici d'Instrumenti da fiato in Venetia " ("Capo di una società di ottoni") e dallo stesso anno è stato nominato " Don ". Nella seconda raccolta è citato come " Musico Della Serenissima Signoria di Venetia in S.Marco, & Capo di Compagnia de Instrumenti ". Molti pensano che questa opera è da suonarsi con strumenti ad arco, credo che questa sia una delle poche opere registrate con strumenti a fiato come voleva espressamente il pifferaio Dario...

Dal 17 Settembre una prima registrazione mondiale su Spotify e tante altre piattaforme e naturalmente su tutti i negozi digitali.

La produzione dei primi dieci anni presenta già diverse caratteristiche emblematiche dello stile dello Jommelli. L'attenzione al piano dinamico emerge subito e si trasforma rapidamente da elemento accidentale a fatto strutturale (Hell, p. 356); soprattutto per quanto riguarda l'uso del "crescendo" strumentale, e abbinata alla regolarità di costruzione del periodo, la concezione dinamica dello J. darà frutti fecondi nel sinfonismo d'Oltralpe e segnatamente dei Mannheimer. 

 

Da Settembre una prima registrazione mondiale su Spotify e tante altre piattaforme e naturalmente su tutti i negozi digitali.

oltre 118.500 ascolti in 14 giorni...

(curiosità)* Nel 1770 incontrò Leopold e Wolfgang Amadeus Mozart, al loro primo viaggio in Italia, manifestando a quanto pare un atteggiamento benevolo nei confronti del giovanissimo salisburghese, scritturato per comporre il dramma per musica Mitridate, re di Ponto. Sempre nel 1770 Charles Burney apprezzò, talora con entusiasmo, i pezzi vocali sacri e strumentali di Sammartini ascoltati durante il soggiorno a Milano, sottolineando quanto all’epoca la musica di questo autore fosse celebre in Gran Bretagna (Burney, 1771, pp. 76-111). Tra il 1772 e il 1773 Sammartini compose sei Quartetti per archi (oggi a Stoccolma) e nel 1773 sei Quintetti per archi, i suoi ultimi lavori datati (oggi a Parigi). Nell’autunno dello stesso anno incontrò a Milano, nel palazzo del conte Alberico Barbiano di Belgioioso, Henry Frederick, duca di Cumberland, fratello di Giorgio III e grande estimatore della sua musica.


Da Agosto una prima registrazione mondiale su Spotify e tante altre piattaforme e naturalmente su tutti i negozi digitali.

Pepusch studiò con l'organista G. Klingenberg. Stabilitosi (circa 1700) a Londra, fu cembalista e violinista nell'orchestra del Drury Lane, organista del duca di Chandos, e (dal 1713) direttore musicale al Lincoln's Inn Fields Theatre. Fu poi (dal 1737) organista del Charterhouse, fino alla morte. Scrisse molti masques e adattò le musiche per la Beggar's opera di J. Gay. Pubblicò anche opere teoriche, fra cui un trattato di armonia.
" Di Pepusch possiamo dire che proprio a Londra troverà la sua grande personalità creando uno stile divertente e sempre propenso ad una grande sensibilità artistica per le forme cameristiche nuove.

Una prima registrazione mondiale su Spotify e tutti gl'altri negozi digitali
" Di Cambini possiamo affermare invece senza incertezze una sua ben definita personalità non soltanto nella produzione cameristica, ove diede prova di grande modernità e lasciò un modello di fondamentale importanza nella storia del concerto per strumento, che forse, primo in Italia, seppe svincolare dalla tipica concezione settecentesca di stile barocco ......
" La copertina è una foto dell'artista

Luca Astolfoni Fossi

 

Una prima registrazione mondiale
" Telemann come avrebbe voluto Telemann con molta fantasia, e il contributo di tanti flautisti che hanno scritto cadenze meravigliose......
"

 

"
Nella 5 Suites la Sarabande è da mettere nelle più significative di tutte le Sarabande mai scritte. Spegnete lo sguardo e rilassatevi mentre la melodia vi porterà su una spiagga bellissima, o tra le vette di una montagna, oppure se preferite in mezzo a una completa solitudine dove potrete sentire il vostro cuore battere forte nell'armonia dell'universo......
"

 

Concerts Spirituels (singolare Concert Spirituel) furono fra i primi concerti pubblici ad essere organizzati a Parigi. Ebbero inizio a Parigi nel 1725 e terminarono nel 1790, e poi concerti o serie di concerti con lo stesso nome si realizzarono Vienna, Londra. La serie venne fondata per fornire intrattenimento in occasione della Quaresima e durante le festività religiose, quando gli altri luoghi di spettacolo musicale quali l'Opera di Parigi, la Comédie-Française e Comédie-Italienne erano chiusi. I programmi erano caratterizzati da una miscela di opere corali di musica sacra e virtuosistici brani strumentali, e per molti anni ebbero luogo nella magnificamente decorata Salle des Cent Suisses (Sala delle cento Guardie Svizzere) nel Palazzo delle Tuileries. Iniziavano alle sei di sera ed erano frequentati principalmente da benestanti borghesi, dalla bassa aristocrazia e da stranieri. Nel 1784 i concerti vennero spostati nella Salle des Machines (un enorme ex teatro d'opera esistente alle Tuileries), e nel 1790, quando la famiglia reale venne imprigionata nella Tuileries, ebbero luogo in un teatro di Parigi.

 

Un Album dedicato al grande L.Einaudi: Nuvole


" Questa Album dedicato alla grande musica di Einaudi potrebbe rappresentare la pura essenza delle cose, dalle foglie mosse dal vento alle onde che si infrangono contro gli scogli. Può essere tutto come niente, può rappresentare ogni sfaccettatura del cuore umano, dalle passioni ai rancori, dalle speranze ai desideri. Meravigliosa la tranquillità che ci fa lasciare alle spalle ogni turbamento e che, anche se solo per pochi istanti, ci fa dimenticare l'angoscia e la frenesia del mondo che ci circonda. Forse questo è il senso di questa mia elaborazione per solo ..."

Una vera prima assoluta...

Canzone Popolare (Francia 1500 ca.) - Oltremare - Nefeli - Due Tramonti - Nuvole - Le Onde - Divenire - Come un fiore - Fly - Primavera - L'Origine Nascosta - Luce - Nuvole Bianche - L'ultima volta

 

 

Il primo volume dell'Itegrale delle Sonate e Partite di J.S.Bach
per violino solo trascritte per flauto.

 

Sul digitale liquido

Un Album incredibile…ed imperdibile!
Il perché lo troverete nelle bellissime note di un grande compositore Gianluca Cangemi che oltre a scrivere musica straordinaria sa anche usare la penna con l’anima…

1 – Ph. Glass: Arabesque in Memoriam for Solo Flute
2.7 – B. Britten: Sei metamorfosi dopo Ovidio per oboe solo, op. 49: I. Pan / II. Phaeton / III. Niobe / IV. Bacco / V. Nacissus / VI. Aretusa  (Arr. For flute alone by C.Ferrarini)
8.10 –  S. Prokofiev: Sonata in re maggiore per violino solo, op. 115 (Arr. For flute alone by C.Ferrarini)
11.16 - Ph. Glass: Serenata per flauto solo
17 – S. Karg-Elert: Sonata Appassionata for Solo Flute in F-Sharp Minor, Op. 140
18.20 – A. Hovhabess: Sonata per flauto solo, op. 118
21.23 – 3 Virtuoso  Flamenco Studies No. 1 – 3 for Flute Solo
24 – C. Nielsen: Bornene spiller per flauto solo (Arr. For flute alone by C.Ferrarini)
25 – L. Libemann: Soliloquio per flauto solo, op. 44
26 – G. Cangemi: Bachman & Robin per flauto solo (Al temerario Claudio Ferrarini)
27 – E. Carter: Scrivo in Vento
28 – H-Villa-Lobos: Dai 12 Estudos, W 235: No.1 (Arr. For flute alone by C.Ferrarini)
29 – V. Persichetti: Parabola per flauto solo, Op.100
30 – R. Smith Brindle: Andromeda M31 per flauto solo
31.33 – R. Muczynski: Tre preludi per flauto non accompagnato, Op.18
34.36 – Mozart Camargo Guarnieri:  Tre improvvisazioni per flauto solo
37.41 –  A. Piazzolla: Sei Tango-études per flauto solo
43 – Y. Umemoto: Volare per flauto solo
44 –  J. Cage: In a Landscape (Arr. For flute alone by C.Ferrarini)
45 – E. Bosso: "Following, A Bird" incondizionato (Arr. For flute alone by C.Ferrarini)

*Note di G.Cangemi

Ricevo un messaggio del tutto inatteso a fine giugno di un anno, il 2020, in cui infine (finalmente?) sono esplose le troppe contraddizioni nella civiltà capitalistica e in ognuna e ognuno di noi:

“Ho appena finito di registrare per il mio ultimo lavoro discografico il nostro 'Bachman & Robin'. Ti mando il file. Spero ti piaccia, come è sempre piaciuto al mio flauto. Un abbraccio, tuo Claudio Ferrarini”

Nel gennaio 2001 Claudio mi chiese di comporre per lui un brano per flauto solo. Gli consegnai questo piccolo pezzo dal titolo improbabile. Ero ventenne e, compiuta la prima necessaria formazione, avevo cominciato a esplorare potenziale e potenza del mestiere di compositore di musica. Gli esiti del comporre perciò erano stilisticamente quantomai vari. Per un compositore molto giovane gli stili storici e del suo presente, e il gioco dialettico tra essi, costituiscono una grande attrattiva: il primo e più evidente strumento, in apparenza anche il più “facile”, per cercare di giungere a una propria e prima identità personale. Esplori e combini gli stili per individuare un tuo stile possibile magari anche vendibile prima possibile. Poi, auspicabilmente, vai oltre questo gioco di superficie: passi dal segno al senso, poi al suono, al dentro del suono, e a un certo punto, se sopravvivi alle dinamiche di mercato, riesci a veder le stelle tornando allo stile. Questo “andare oltre”, però, lo conosco e posso dire adesso, dopo ulteriori venti anni di far musica. Allora non lo sapevo. Quello che già allora sapevo, almeno un po', è che mi innervava un acuto senso della meraviglia. Amavo e amo studiare e adoperare la retorica e i suoi espedienti, sempre però in direzione de “il fin, la meraviglia” - per dirlo con le parole di Giovan Battista Marino – e con la volontà di raccontarci, incontrarci e comunicarci tra esseri umani nello spazio e nel tempo.

Ricordo che scrissi per Claudio queste due paginette “di getto”, quasi in tempo reale, non in preda a chissà che ispirazione (una cosa cui non credo: l'arte è mestiere quotidiano), ma certo abitato da un gran divertimento vagamente euforico: un flautista di rango aveva chiesto una composizione per i suoi concerti a un ragazzino sconosciuto, per nulla “testato” e “approvato” da chi gestiva e gestisce le dinamiche di mercato! Con sardonico piglio giovanile (d'altronde mi par coerente: ero giovane!) dedicai allora il brano “al temerario Claudio Ferrarini”. Diedi a queste due paginette un titolo improbabile, determinato dalle citazioni testuali e stilistiche di cui il piccolo pezzo è composto, e le consegnai a Claudio. Lui le suonò in contesti che a me parevano e paiono perfino imbarazzanti (un anglofono direbbe humbling): i suoi recital in cui il repertorio per flauto solo veniva attraversato da capo a fondo, e di conseguenza il mio nome, quello di un ragazzino con poca arte e nessuna parte, appariva accanto a quello di giganti e campioni del pensare e fare musicale.

Dopo un po' entrai in una sorta di crisi personale e civile, quindi artistica – il cui disagio riesco ora a rileggere anche come una reazione individuale all'omicidio generazionale perpetrato a Genova nello stesso anno in cui composi queste mie due paginette. Ma continuai a comporre, pur solo nel mio privato quotidiano, senza quasi manifestazioni pubbliche. Non sentii Claudio per oltre quindici anni, fino al giorno del messaggio col bel regalo di memoria e storia personale che vi ha allegato.

I social network ci danno la illusione di avere rapporti e relazioni, ma in realtà fan solo circolare informazioni in vario modo “depurate” dalla fisicità, dall'eros, dalla carne, dal suono vivo che si coglie con la pelle prima che con le orecchie. In questi ultimi quindici anni ho quindi avuto sì informazioni su Claudio e le sue belle realizzazioni, ma non saputo davvero di e con lui. Apro dunque il file, ascolto la registrazione dalle mie antiche due paginette, ed eccolo lì: il suono vivo. E “il fin, la meraviglia”. L'interpretazione di Claudio prende numerose e a volte notevoli licenze dal dettaglio notato in partitura, ma (e perciò!) ne coglie lo spirito e l'estetica, come se Claudio già all'epoca sapesse nel ragazzino compositore estetica e poetica future, e le realizzasse nonostante la volontà cosciente minutamente annotata nello spartito. Claudio per esempio non sapeva e non sa che quel ventenne avrebbe poi spesso prediletto notazioni meno o diversamente dettagliate di quella in queste due pagine, con la esatta volontà di inventare musica “che muove da me”, più che “mia”, includendo cioè l'interprete in scelte compositive, e in alcuni casi e contesti anche l'ascoltatore, e così dichiarando che la musica, anche in un singolo e individualistico foglio d'album, è sempre e comunque una realizzazione collettiva e relazionale. Non si sapeva dunque il futuro, ma Claudio l'aveva già colto, realizzando nella sua interpretazione intenzioni allora latenti, quando non ancora timidamente embrionali. Queste scelte peraltro Claudio le fa, e se le può permettere, perché è ben più che in grado di realizzare la lettera di ciò che è scritto: ci son giochi d'agilità, esattezza e tecnica avanzata, nella stessa notazione, che Claudio realizza con grande facilità. È quindi davvero la realizzazione dell'intenzione poetica ed estetica oltre e attraverso i razionalizzanti segnetti sul pentagramma. Nella realizzazione di Claudio delle mie due paginette trovo infatti tutti i giochi retorici di una estetica della meraviglia Barocca, illuminati e amplificati dalla interpretazione, e in alcuni passaggi da questa innescati senza che la notazione li suggerisca.

Claudio non si è fermato al giochino in apparenza postmoderno della citazione dissociante e spaesante, blandamente provocatoria - che a primo sguardo, e forse anche al secondo, sembra fondare le due paginette - ma è come se fosse entrato nel mio pensare e sentire, nell'intenzione del mio suono interno più che in quello lasciato sulla superficie delle cinque righe. Dribbla i quasi inganni post-modernisti del pastiche citazionista e polistilistico, e realizza le intenzioni del compositore che sarà: climax, contrasto, abruptio, catabasi, paronomasia, mimesis, politoto..., figure al servizio della volontà di individuare e inventare condivisione d'affetti e codice con chi ascolta, attraverso il suono, sia pure in un semplice divertimento.

Riconoscente rispondo allora al messaggio di Claudio, lo ringrazio di cuore per il dono generoso, e gli chiedo in compagnia di chi e cos'altro saranno nel suo album le due paginette che vent'anni fa mossero da me attraverso lui. Mi risponde con una teoria di nomi e titoli che han subito rinnovellato l'imbarazzo antico nel leggere il mio nome accanto a quello di giganti e campioni del pensare e sentire musicali. Non soltanto nella scaletta dell'album si trovano solide pietre d'angolo del repertorio per flauto solo del secolo XX ma anche alcune traduzioni per flauto, da altri strumenti, di musiche di ulteriori colossi della musica d'arte.

Forse anche per mettere a tacere l'imbarazzo, comincio allora a chiedermi se ci sia e quale sia la ratio nella selezione di queste musiche per un album di flauto solo.

È un vizio tutto novecentesco voler individuare percorsi razionalmente fondati, o almeno cornici logicamente coerenti, in grado di contenere diversità tanto evidenti e, nella più parte dei casi, fin scandalose all'occhio e orecchio del buon borghese. Ancora in troppi da questo vizio siamo affetti. La complessità del reale da noi percepito - amplificata dalla esposizione costante al sovraccarico di informazioni che ci soverchia a tempo pieno da ormai decenni - fa scattare la ricerca di cornici e percorsi in qualche modo semplificanti. È un conforto illusorio, autoconsolazione del sapiente che, presuntuoso, vuol convincere se stesso d'esser capace come individuo - anche isolato dalla necessaria intelligenza collettiva - di governare gli ordini ennesimi di complessità di cui ognuna e ognuno di noi è oggi al tempo stesso creatore, attore, vittima e vettore. Non ho vent'anni adesso, e ho formazione anche influenzata dagli ultimi colpi di coda del secolo scorso, e quindi in questo vizio son cascato anch'io con questo album di Claudio. Ora, non sono un musicologo (con la musicologia mi diverto, e in alcuni casi mi è pure utile, ma faccio altri mestieri), e però lo stesso comincio a trovare, nella selezione musicale di quest'album, diverse chiavi di lettura unificante, possibili percorsi tra linee di canto tanto diverse tra loro. Le traduzioni per flauto da musiche in origine per altri strumenti, e la varietà geografica, mi mettono un po' i bastoni tra le già traballanti ruote musicologiche. Comincio allora a prendere in mano le partiture di tutta questa musica, e individuo così qualche altra chiave possibile, ma una ratio ultima continua a sfuggirmi. Sì, la ricerca di categorie cogenti, oltreché spesso presuntuosa e quasi sempre pretestuosa, è a volte anche disperante.

A questo punto Claudio di nuovo interviene, con un altro regalo: mi invia i file per ascoltare, col mio pezzettino, anche tutte le altre musiche dell'album. Ascolto, e m'avvedo che l'approccio di Claudio alle nostre due paginette è in realtà un vero e proprio metodo, usato con ognuna delle musiche che compongono l'intero album. Abbandono allora il vigliacco tentativo di autoconsolazione da sapiente astratto, e realizzo che al centro di tutto, a unificare tanta diversità di storie e pensieri musicali, c'è semplicemente il suono vivo del soffio umano del musico, attraversante note e da esse attraversato, con una esatta e generosa intenzione di comunicare tra esseri umani - compositore, interprete, ascoltatore - anche al di qua e al di là dell'utile e delle logiche più astrattamente razionali.

Chi voglia cercare e indagare percorsi stilistici, tra storia e storie della musica e dei linguaggi del XX secolo e d'oggi, troverà in questo album di Claudio di che divertirsi a far connessioni o individuare contrasti tra stili, tempi e luoghi geografici o culturali, e tale gioco può pure spingersi, per gli specialisti, a riflessioni su connessioni e contrasti tra diverse scuole flautistiche, ma non è questa la ragion d'essere che innerva e rende vitale l'album. Il fine di Claudio è infatti la meraviglia: appassionare gli animi e smuovere gli affetti del pubblico, come a voler ricomporre fratture antiche, scongiurare il solipsismo implosivo ed esplosivo della civiltà capitalistica attuale, ricomponendo gli umani tra loro nell'ascolto condiviso anche a distanza di spazio e tempo.

Claudio realizza questo intento anche spingendo agli estremi possibili dentro e oltre i testi musicali, come un musico antico: di fatto ogni sua interpretazione è una traduzione, un processo che investe quindi non soltanto le traduzioni di musica in origine per altri strumenti ma anche il repertorio composto per il suo strumento. Tradurre – per abusare frustra battuta da semiologi - implica con facilità il rischio, quando non la necessità, di tradire. È un rischio che oggi dobbiamo correre, se davvero vogliamo affrontare, vivere, sopravvivere e attraversare la complessità del nostro reale attuale. Certo, occorre farlo con competenza, ragionando e approfondendo il testo, sia della vita che quello musicale, senza tentazioni di superficie, ma occorre farlo, adesso. Infatti senza trovare l'unità di ogni differenza in se stessi, nel proprio essere essere umano, e dunque senza assecondare i propri affetti e trasfonderli nell'arte – ogni arte – senza questo processo virtuoso non è possibile emozionare, appassionare, né quindi è possibile connetterci tra noi umani, uguali e diversi, uniti nella meraviglia.

“Nord e Sud”, mi dice ora Claudio che si chiamerà l'album. In realtà a me pare che ci siano pure, e soprattutto, l'Est e l'Ovest , forse perfino possibilmente ricomposti. “Nord e Sud” è forse allora titolo provocatorio, depistante? Vuol condurci in piste razionali o musicologiche per amplificare la meraviglia all'atto dell'ascolto? È in certo modo una bizzarria o un esercizio di sprezzatura? Non è ipotesi improbabile: Claudio si diverte a provocare, e del resto lo sa fare e se lo può ben permettere.

Gianluca Cangemi [Palermo, 27 luglio 2020]

 

 

 

 



59 brani per flauto solo (il n. 4 è con il basso numerato)
l'opera completa fino ad oggi di Quantz. Dal 25 luglio...

Fantasia No 1 in re Maggiore per il flauto traverso senza Basso - Preludio
Fantasia No 2 in si minore per il flauto traverso senza Basso - Presto
Fantasia No 3 in mi minore per il flauto traverso senza Basso - Allegretto
Capricio Fantasia No 5 in re maggiore per il flauto traverso senza Basso - Allegro
Fantasia No 6 in do maggiore per il flauto traverso senza Basso - Presto
Fantasia No 7 in si minore per il flauto traverso senza Basso - Allegro
Fantasia No 8 in re maggiore per il flauto traverso senza Basso - Allegro
Fantasia No 9 in do maggiore per il flauto traverso senza Basso - Allegro
Fantasia No 10 alla francese in re maggiore per il flauto traverso senza Basso - Allegro
Fantasia No 11 in mi minore per il flauto traverso senza Basso - Andante
Fantasia No 12 in sol maggiore per il flauto traverso senza Basso - Allegro
Fantasia No 13 in sol maggiore per il flauto solo senza Basso - Presto
Fantasia No 14 in si b maggiore per il flauto traverso senza Basso - Minuetto
Fantasia No 15 in re maggiore per il flauto traverso senza Basso - Praeludium
Capricio Primo in re minore per il flauto senza Basso - Allegro
Capricio Secondo in mi minore per il flauto traverso senza Basso - Allegro
Capricio Terzo in fa maggiore per il flauto traverso senza Basso - Allegretto
Capricio Quarto in sol maggiore per il flauto traverso senza Basso - Allegretto
Capricio Quinto in sol maggiore per il flauto traverso senza Basso - Presto
Capricio Sesto in sol maggiore per il flauto traverso senza Basso - Allegro
Capricio Settimo per il flauto traverso senza Basso in la minore - Allegretto
Capricio Ottavo in si b maggiore per il flauto traverso senza basso - Preludiando
Fantasia No 42 in mi minore per il flauto traverso senza Basso - Corrente
Fantasia No 43 con 4 Double in sol maggiore per il flauto traverso senza Basso - Sarabanda
Fantasia No 44 in mi minore per il flauto traverso senza Basso - Allemande
Fantasia No 45 in mi minore per il flauto traverso senza Basso - Allemande
Fantasia No 46 in mi minore per il flauto traverso senza Basso - Giga
Fantasia No 47 in mi minore per il flauto traverso senza Basso - Giga
Fantasia No 48 in sol maggiore per il flauto traverso senza Basso - Minuetto
Fantasia No 49 in si minore per il flauto traverso senza Basso - Allegro
Fantasia No 50 in si minore per il flauto traverso senza Basso - Allegro
Fantasia No 51 in re maggiore per il flauto traverso senza Basso - Allegro
Fantasia No 54 in si minore per il flauto traverso senza Basso - Adagio
Fantasia No 53 in si minore per il flauto traverso senza Basso - Giga
Fantasia No 54 in mi minore per il flauto traverso senza Basso - Allegro
Fantasia No 55 in mi minore per il flauto traverso senza Basso - Presto
Fantasia No 56 in re maggiore per il flauto traverso senza Basso - Minuetto
Fantasia No 57 in sol maggiore per il flauto traverso senza Basso - Giga
Fantasia No 58 in sol maggiore sul Tema " L'inconu"
per il flauto traverso senza Basso - Minuetto
Fantasia No 59 in do minore per il flauto traverso senza Basso - Giga
Fantasia con Variazioni No 60 in sol maggiore per il flauto traverso senza basso-I.Allegretto

 

 

 


E' nato RAINBOWS il mio primo albun POP
...

12 orizzonti sonori dove l'arcobaleno diffonde la sua luce nei cieli infiniti...

1. Rainbow
2. R`gnbvygn
3. Rukō
4. Arco iris
5. Qws qzḥ
6. Arcobaleno
7. Oyranio toxo
8. Gökkuşağı
9. Cǎi hóng
10. Sāy  rûng
11. Imvula
12. Reinboー

L'arcobaleno è la più bella carezza che Dio ha creato e dove regna la vera nascita della nostra anima...

All’anima che sa leggere nella mia, e che ne comprende le gioie e i dolori, voglio confidare queste parole: all’ alba della mia dipartita, al crepuscolo del sentiero che ho scelto, posso finalmente affermare, completamente in pace, che la nostra ferita, in questo mondo, non sta né nella ricchezza né nella povertà, ma nella nostra dipendenza da uno di questi due strati, nel fatto di immaginare che l’uno o l’altro possano offrirci gioia e libertà. Sta anche nel fatto di essere convinti che l’Altissimo Signore abbia bisogno delle sofferenze di noi creature, per aprirci la porta della sua luce. La nostra ferita, infine, è il convincimento che Egli abbia bisogno di sacrificarSi sotto forma di suo Figlio, o sotto forma umana al fine di salvarci. Chi mai, tranne noi stessi, per mezzo della purezza del cuore, potrà salvarci? In verità il Buon Signore mi ha mostrato che non vi era alcun riscatto, alcun sacrificio da perpetuare. Mi ha insegnato, in silenzio, che sarebbe bastato uscire dall’ ignoranza, dall’ oblio, e amare. Amare la vita in ogni forma, e con tutti i mezzi che la rendono bella, amare la sua Unità in ogni cosa e in ogni essere. Possa tutto questo venir detto, un giorno, tanto alle donne come agli uomini; possa venir detto e insegnato meglio di quanto io abbia saputo fare, senza nulla respingere dell’Acqua né del Fuoco. Il mio augurio è che non ci siano più né Chiese, né preti, né monaci, niente di tutto questo: che vi sia soltanto l’Altissimo e noi, perché sta ad ognuno incontrarlo in se stesso. Ora che il velo si squarcia, voglio andarmene nudo come sono venuto al mondo. E non parlo della nascita del mio corpo, ma della vera nascita della mia anima, del giorno in cui ha trovato il coraggio di scendere più a fondo nella carne per offrirsi all’ Eterno, così in Alto come in Basso.” 

Francesco

 




 

 




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