Claudio Ferrarini


Vetrina

MUSICA, CUORE E CERVELLO
la musica aiuta i bambini a sviluppare il linguaggio e a coordinare i moviment
Come il ritmo agisce sul cuore e cervello
Ascoltando musiche allegre o sentimentali, esaltanti o rilassanti si verificano modifiche del sistema nervoso vegetativo che regola la pressione arteriosa, il ritmo cardiaco, la respirazione, la sudorazione e altre reazioni fisiologiche. Brani musicali come i ballabili o le marce per orchestra provocano risposte soprattutto di tipo motorio: quei momenti che ci portano, quasi nostro malgrado, a segnare il tempo con il piede o con l'oscillazione delle spalle. Altri tipi di musica possono, invece, provocare soprattutto risposte respiratorie o cardiovascolari: il respiro rallenta e il cuore decellera.
Poiche' la musica e' una forma di comunicazione strutturata, dotata di un suo linguaggio, gran parte della sua decodifica avviene nell'emisfero sinistro del cervello, preposto ai processi logoci, mentre il destro ne coglie i processi emotivi

Attivita' cerebrale in relazione ad altri parametri fisiologici
Secondo gli studi effettuati dal neurologo canadese Robert Zatorre, della Mc Gill University di Montreal, il cervello dell'uomo reagisce alla musica con l'attivazione di alcuni centri del piacere, una reazione che avviene anche durante le cosiddette "attivita' gratificanti", come l'assunzione di droga, mangiare o l'attivita' sessuale. Le reazioni alla musica sono ben definibili ed identificabili, in quanto alterano in modo percettibile il battito cardiaco e il tono muscolare. Ad un gruppo di studenti e' stata fatta ascoltare della musica particolarmente "emozionante" in modo da provocare i brividi e la pelle d'oca. A questo punto l'attivita' cerebrale e' stata esaminata con una tomografia a emissione di positroni (Pet), controllando anche altri parametri fisiologici del corpo, come il battito cardiaco, il ritmo respiratorio, la temperatura della pelle e la tensione muscolare. e' curioso notare che la musica e' un'attivita' astratta, a differenza del cibo e del sesso, ed e' quindi priva di uno specifico valore biologico. Per spiegare questa reazione si ricorre ad un motivo molto piu' antropologico che scientifico: oggi la musica e' intesa come intrattenimento ma nelle societa' primitive la pratica musicale era legata alle esigenze primarie, quali sesso e cibo, poiche' era usata in tutti i rituali, come quelli di caccia e quelli di iniziazione.
Per molto tempo si e' sostenuto che il linguaggio attivasse l'emisfero cerebrale sinistro e la musica quello destro ma oggi si hanno informazioni che cambiano un po' le cose. Le reazioni sono molto piu' complesse, specialmente per quanto riguarda i musicisti. I diversi elementi che compongono la musica (tono, ritmo, armonia, melodia ecc.) si distribuiscono su entrambi gli emisferi cerebrali. Il cervello e' pero' in grado di "riconoscere" la musica e la reazione e' diversa da altri stimoli uditivi, come voci o rumori. Non risultano invece differenze fra le reazioni cerebrali stimolate da una sinfonia di Beethoven, una canzonetta e una musica proveniente da una cultura completamente diversa da quella dell'ascoltatore. Lo studioso Steven Demorest, dell'Universita' di Seattle, usando la risonanza magnetica ha dimostrato che un'antica melodia cinese produce nel cervello degli ascoltatori la stessa risposta provocata da un brano di musica classica.



la musica aiuta i bambini a sviluppare il linguaggio e a coordinare i movimenti.
La musica si conferma come un linguaggio ed un'esperienza universale, accessibile a tutti. Secondo il francese Emmanuel Bigand, dell'Universita' di Digione, ci sono studi che dimostrano che i musicisti professionisti e dei semplici ascoltatori utilizzano gli stessi strumenti cognitivi per analizzare un brano musicale. Sembra che tutti i bambini al di sotto dei sei anni siano dotati in maniera naturale, anche se elementare, dell'orecchio assoluto, cioe' della possibilita' di riconoscere l'altezza di una singola nota. Quest'abilita' viene persa dalla maggior parte delle persone durante la crescita. Pero' tra musicisti e semplici ascoltatori esiste qualche differenza nell'attivazione delle aree cerebrali. Secondo Marina Bentivoglio, dell'Universita' di Verona, in alcuni casi sembra che le "disfunzioni" di cui soffrivano grandi compositori abbiano influenzato la loro creativita'. Tutto questo senza tornare alla teoria esposta in Genio e follia dallo psichiatra Cesare Lombroso, secondo la quale i criminali sono il prodotto di fattori ereditari ed atavici. Queste ricerche confermano anche un luogo comune, cioe' che la musica fa bene. Oggi non si crede piu' all'"effetto Mozart", teoria secondo la quale sarebbe bastato ascoltare brani di questo autore per raggiungere grandi prestazioni intellettuali. Ma la musica aiuta i bambini a sviluppare il linguaggio e a coordinare i movimenti. Secondo uno studio dell'Universita' di Sheffield un corso di musica puo' aiutare un bambino dislessico a superare parte delle proprie difficolta', mentre alcuni ricercatori dell'Universita' di Liverpool arrivano ad azzardare che i musicisti, sviluppando particolarmente l'area del cervello relativa al linguaggio, riescono in questo modo a prevenire alcuni danni legati all'invecchiamento. Bisogna pero' fare attenzione a non considerare le tecniche di indagine come una moderna frenologia, la teoria scientifica, affermatasi nel secolo XIX e oggi abbandonata, secondo cui dalla conformazione del cranio era possibile risalire allo sviluppo di certe zone del cervello, sedi di particolari funzioni psichiche. Quando si studiano i cervelli non si puo' generalizzare, perche' le variabili individuali sono tante.

Negli ascoltatori inesperti l'ascolto della musica attiva la parte destra del cervello, quella piu' intuitiva (visibile in rosso).


Farmaco sonoro
Oggi, di musica si puo' anche guarire. Le valenze della musica vanno ben oltre l'aspetto ludico e ricreativo: nuove e rivoluzionarie ricerche in campo medico hanno accertato gli effetti della musica prodotti sull'individuo.

E' a tutti noto come la medicina primitiva, istintiva, empirica o magica, e le religioni primitive, che erano e sono le depositarie dell'arte medica, usino la musica per ottenere quei fenomeni di allucinazione collettiva e di stato di coscienza transpersonale che sono il fondamento di tutte le pratiche mediche, rituali, magiche e religiose.

Il ripetersi in esasperante e ipnotica monotonia di due note fondamentali con un'unica variazione del ritmo, porta lentamente ad una anestesia psichica, a una perdita del controllo della personalita', a uno stato psichico alterato che favorisce lo svolgersi delle pratiche terapeutiche primitive come l'espulsione dal corpo del malato del demone che ha causato la malattia fino alle piu' complesse pratiche della medicina animistica che ricerca nella musica la perdita della coscienza e della personalita' del "paziente" per ottenere lo scambio della sua anima ed ingannare cosi' lo spirito malvagio che lo possiede.

Un altro esempio di grande interesse per le facolta' terapeutiche del suono ci viene dalla medicina sacerdotale greca. Infatti, nei templi la guarigione miracolosa avveniva nel sonno e nell'ipnosi e l'uno e l'altra erano favoriti da musiche e danze rituali.

Oggi, soprattutto nella medicina ad orientamento psicosomatico possiamo ritrovare il connubio musica-medicina dove il farmaco sonoro interviene su tutto il corpo attraverso la ri-costruzione di un'armonia fisica e psichica perduta. Ma bisogna riconoscere che anche la scienza medica ufficiale (soprattutto negli USA, in Canada, in Australia e in Francia) gia' da molti anni ha iniziato ad investire nella ricerca di terapie alternative in cui i suoni vengono utilizzati con notevole successo nel campo dell'anestesia (applicazioni analgesiche musicali), per la rieducazione motoria in ortopedia, come vera e propria medicina in campi notevolmente estesi della neuropsichiatria (forme di nevrosi e psicosi o nei casi di autismo) o ancora piu' semplicemente come tonico durante interventi chirurgici o nel corso di sedute dentistiche o psicanalitiche.

Rimanendo in campo neuropsichiatrico e' importante sottolineare come in certe sedute mediche le varie reazioni suscitate nei pazienti sottoposti all'ascolto di musiche o di suoni diversi possa condurre gli specialisti a formulare o convalidare giudizi diagnostici e prognostici.

Recentemente, poi, sono sempre piu' frequenti i tentativi di utilizzare la musica per favorire l'immaginazione, la concentrazione, la meditazione, la capacitaaa' apprensiva alla lettura oppure alla proposizione di quesiti matematici. Lo studio del suono, inoltre, ha stimolato scienziati di ogni disciplina a riconsiderare l'ambiente in cui vive l'uomo moderno e quindi a riformulare un nuovo paesaggio sonoro (futuristico o soltanto immaginario?) privo di quei suoni e rumori che sono propri della civilta' moderna e nel quale l'individuo possa finalmente vivere in armonia con gli elementi naturali, entrare in risonanza con gli altri per giungere ad una visione dei rapporti e dei valori sociali piu' evoluta.

Per il momento, nell'insperata attesa di nuove citta' da costruire, la musica piu' aiutarci ad entrare in contatto con la nostra anima e superare la pura materialita'.
L'ascolto di particolari composizioni moderne appropriate, alcune delle quali contengono una miscela di musica e suoni che inducono un rilassamento chiamato subliminale in quanto di intensita' intorno ai 30 db (una musica piacevole da ascoltare puo' avere un'intensita' di 90 db), oppure la scelta di brani di musica classica particolarmente indicati contro lo stress, l'ansia o la depressione puo'q rappresentare un utilissimo strumento per imparare da soli ad osservare e riconoscere il modo in cui il corpo e le emozioni reagiscono ai diversi tipi di musica e quindi a ottenere effetti migliorativi non soltanto a livello organico ma anche psicologico e spirituale. Insomma , un vero e proprio farmaco sonoro (o una sana "dieta sonora") da non sottovalutare, che puo' riportare nelle menti in tumulto la calma e l'equilibrio indispensabile per una gestione piu' serena della vita quotidiana.

Maurizio Torretti

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